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Apprendimento Accelerato

Come diventare un moderno Polymath

Elon Musk è un genio Polymath che ha saputo ribaltare 4 settori industriali diversi (spazio, energia rinnovabile, auto, software). In questo articolo spiego qual è il suo segreto. Una capacità che tutti gli imprenditori moderni devono possedere.

Sono particolarmente affascinato da Elon Musk, per la sua capacità di risvegliare quell’antico desiderio di conquista.

Un demone che si ribella alle catene del “si è sempre fatto cosi!”.

Un demiurgo che ribalta 4 settori industriali diversi (Software, Energia, Trasporti e Aerospaziale) prima dei 45 anni, capace di guadagnarsi un timore reverenziale tra le divinità della Silicon Valley.

Non stiamo parlando di innovazioni a 140 caratteri. Non stiamo parlando di app per femminucce, ma di sfidare i giganti del complesso militare-industriale americano, Russo e Cinese per ribaltare il concetto d’industria aerospaziale.

Un groviglio di alta politica, di capitalismo strategico e di gente che di mestiere costruisce armi e Paesi. Le proporzioni del suo lavoro sono enormi.

Leggere la sua biografia, con il suo impero di fabbriche, razzi e decine e migliaia di operai, fa sentire dei rammolliti.

Faccio l’imprenditore (per me è una vocazione) e so quanto complesso sia realizzare tutto ciò: audacia a tonnellate. Ma non basta. Ci deve essere un given che trascuriamo.

Premessa

Non voglio indurre nessuno a prendere come esempio questo personaggio. È necessario forse (e anche auspicabile), che certi modelli di leadership siano rivolti a chi, nella vita, non abbia come sola ambizione quella di tirare avanti o, peggio, di limitarsi a vivacchiare. 

Se a te basta questo, rispetto la tua scelta , ma questo articolo non fa per te.

Per esperienza personale, posso dire che si tende a denigrare le persone che vogliono superare i confini e ad apprezzare quelli che si comportano “normalmente”, ma per fortuna non l’ha prescritto il medico: 

svolgere attività “fuori dalle righe” non è socialmente sbagliato. 

Anzi credo che ci sia molto da imparare dai “folli” che cambiano il mondo, perché, possiamo capire come esaltare la nostra genialità.

Fine Premessa


Quindi, che cosa rende questa persona cosi speciale ? Come fa a partorire idee sconclusionate che poi si rivelano geniali ?

Per caso dipende dal suo codice genetico ? No.

Dipende dall’istruzione ricevuta ? No.

Dipende dall’educazione dei genitori o dall’ambiente in cui vive ?

Nulla di tutto questo.

Nelle università italiane studiamo le aziende e i loro fondatori, ma raramente analizziamo come questi grandi strateghi ragionano, imparano e traducono le idee in azioni.

Non ci hanno spiegato quali cavalli hanno nel motore gli innovatori seriali, ne come sviluppano la loro creatività. 

Sono fermamente convinto che Manager, Imprenditori e Professionisti abbiano molto da imparare da Elon Musk, Richard Branson, Charlie Munger, Andy Grove o Bill Gates, nonostante le loro personalità (a volte) discutibili. 

Ma prima di parlare della loro attitudine suprema, sfatiamo un mito: Bill Gates, Steve Jobs, Elon Musk e compagnia bella non sono nati geni:

Jobs nel primo periodo di Apple rischiò di chiudere bottega; Gates appena lasciò gli studi ad Harvard, versò molte lacrime prima di imparare il management e la strategia.. E cosi è stato per molti altri titani dell’industria.

Niente mi ripugna più della fallacia narrativa che esalta l’imprenditore superstar, senza comprendere come ragiona il suo cervello.

Ok Enrico, tutto chiaro, ma qual è l’attitudine che contraddistingue questi geni?

Scordati le “10.000 ore” di Malcom Gadwell in Fuoriclasse, perché lo sforzo indefesso non serve per generare aziende straordinarie. 

Cosi come non è una questione di resilienza fuori dal comune.

L’attitudine che contraddistingue questi geni è è la capacità di imparare in più discipline.

Infatti: 

Accelerazionismo, imprevedibilità e macchine della conoscenza impongono un nuovo mindset imprenditoriale, per sopravvivere nella complessità.

La specializzazione, al contrario della multidisciplinarietà, “categorizza il sapere” semplificando la complessità del mondo.

Le conseguenze possono essere esplosive, perché si rischia di non sviluppare un pensiero critico autonomo (che secondo World Economic Forum è la seconda Soft Skill più ricercata nel mondo del lavoro).

Tradotto: se sviluppo la mia conoscenza in un solo ramo, è più difficile che abbia idee atipiche e sappia leggere il mondo. 

Come sostiene EriK Dane, docente della Rice University: 

“più esperienza e competenze accumuliamo in un campo, più tenderemo a focalizzarci in una certa visione del mondo”.

La specializzazione tende ad apprendere lo specifico, ma trascura il generale. Per usare una metafora: “diventiamo bravi a vedere l’albero che cade, ma ignoriamo una foresta che cresce”. 

Steve Jobs, per creare prodotti straordinari, ha dovuto combinare Design, Calligrafia, Hardware e Software.

Elon Musk ha dovuto combinare fisica, ingegneria, programmazione e produzione industriale per catapultare 4 settori industriali.

Diventare competente (almeno) in 4 diversi settori è un comportamento da Leader;

La mentalità del Polimath 

Sono cresciuto con l’idea che specializzarsi in un settore, fosse la strada migliore per guadagnarsi un posto di lavoro (e in molti casi è ancora vero), ma quando ho fatto il salto dal mondo ingegneristico a quello della consulenza manageriale, mi sono rimangiato la mela. 

La specializzazione, da sola, non è più sufficiente per comprendere il mondo.

Vieni masticato dalla complessità e hai i piedi pesanti per giocarti la partita. 

Sai qual è l’abilità principale per creare organizzazioni uniche e d’impatto ?

La capacità combinatoria:

l’abilità d’ impadronirsi di più saperi per dare forma all’originalità.

Allora perché studi solo un’area di conoscenza ? Davvero pensi che la specializzazione sia il modo migliore per far accrescere la tua reputazione professionale ?

Dai sù, molla l’indottrinamento scolastico, politico e culturale. Cosi come bisogna abbandonare l’idea che i grandi innovatori sono grandi iperspecialisti. Non è vero.

Certo, ci sono anche delle eccezioni, come quelli che nascono per fare una sola cosa nella vita (ad esempio John Nash), ma sono eccezioni.

La stragrande maggioranza di coloro che hanno plasmato il mondo è Polimath.

Cito solo alcuni dei personaggi più noti che confermano la regola:

  • Leonardo da Vinci è considerato il genio più creativo e multiforme della storia: ci vorrebbero 13 figure professionali per rappresentarlo. Un uomo capace di rivoluzionare l’epoca rinascimentale attraverso la sua immaginazione visionaria fatto di impianti idraulici, macchine volanti, valvole cardiache, sculture e opere immortali come la Gioconda e l’Ultima Cena;
  • Blaise Pascal, bambino prodigio e spirito finissimo, scrisse testi importanti sul metodo scientifico; fu matematico, fisico, filosofo e teologo; 
  • Galieo Galiei, fu un astronomo, matematico, fisico, filosofo e accademico, considerato il padre della scienza moderna;
  • León Battista Alberti fu architetto, matematico, scrittore e filosofo. Non a caso, riuscì, attraverso le tecniche di proiezione ottica e astrazione geometrica dei matematici di Baghdad, a raddrizzare i quadri storti, aggiungendo una dimensione di profondità all’estetica;
  • Maria Gaetana Agnesi, filosofa, teologa e considerata una delle più grandi donne matematiche di tutti i tempi;
  • Niccolò Copernico, considerato il padre dell’astronomia moderna a cui dobbiamo la teoria eliocentrica; fu un ecclesiastico, un’economista, un pittore, un fisico ed un avvocato;
  • Gottfried Von Leibniz, oltre a essere un filosofo, era anche un matematico, scienziato, logico, teologo, storico e magistrato.
  • Benjamim Franklin, autore, tipografo, politico e inventore: diede contributi importanti nel campo scientifico (elettricità ed anatomia) e divenne uno dei padri fondatori degli Stati Uniti;

L’universalità del sapere è stata sempre lo standard dei grandi.

Ma torniamo ai tempi di oggi: 

c’è uno studio che ho letto nel libro “Essere Originali” di Adam Grant che sostiene che gli scienziati premi Nobel hanno molte più probabilità di interessarsi alle arti rispetto agli scienziati che non hanno mai ricevuto un nobel. 

Lo ha scoperto un team di 15 ricercatori della Michigan State University.

Eccone le prove della veridicità di quanto detto:

Hobby Artistico Probabilità per i premi Nobel rispetto agli scienziati Tipici
Musica: suonare uno strumento, comporre, dirigere un’orchestra 2 volte maggiore
Scrittura: poesia, teatro, saggi, racconti, romanzi 12 volte maggiore
Intrattenimento: Recitazione, danza, canto, prestidigitazione 22 volte maggiore 
Artigianato: elettronica fai da te, lavorazione del legno, meccanica, lavorazione del vetro 7,5 volte maggiore
Artifigurative: scultura, disegno, pittura, stampa 7 volte maggiore

Ma non vale solo per i Nobel. Uno studio condotto su migliaia di Americani ha dato risultati simili ad imprenditori e inventori.

Le persone che fondavano aziende e contribuivano alle domande di brevetto avevano più probabilità di praticare hobby legati al disegno, alla pittura, all’architettura e alla letteratura.

Questo ci dice che bisogna andare oltre la competenza tecnica.

Puoi padroneggiare campi specifici come nanotecnologia, bio-informatica, Fintech, Economia collaborativa, Agrotech, ect – ma se vuoi diventare un vero Polimath devi mescolare saperi del mondo scientifico e tecnologico con quello artistico ed umanistico.

Si tratta di passare dal paradigma STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) a STEAM (Science, Technology, Engineering, Art and Mathematics);

Le organizzazioni di oggi vivono sempre più in ambienti a complessità crescente, caratterizzato dai 4 cavalieri dell’apocalisse (VUCA): Volatility, Uncertainty, Complexity e Ambiguity. 

In un mondo in cui la produzione scientifica raddoppia ogni 10 anni, un imprenditore con competenze multidisciplinari potrebbe adattarsi meglio alla complessità rispetto ad un imprenditore specialista.

Non si tratta di avere una conoscenza enciclopedica, solo per il semplice gusto di conoscere, ma di padroneggiare quel dominio multiplo del sapere e per creare nuova conoscenza utile.

Francisco González Bree, professore alla Deusto Business School, afferma che la Polimatía favorisce la redditività delle imprese, e che la specializzazione può contribuire a ridurre drasticamente l’aspettava di vita delle aziende.

T-shaped: in equilibrio tra vastità e profondità

Se dovessimo rappresentare le competenze con una lettera dell’alfabeto avremmo diverse combinazioni:

  • I -Shapet: coloro che hanno competenze verticali, molto approfondite di un settore (e descrivibile con una barra verticale);
  • Hyphen – Shaped coloro che conoscono un pò di tutto ma non sono specializzati (è descrivibile con una barra orizzontale); 
  • T – Shaped coloro che integrano i 2 scenari, possedendo una conoscenza approfondita in un’area, e una conoscenza superficiale di altre aree;

Figura 1.0 Competenze Specialistiche, generiche e a forma di T

Acquisire una conoscenza a T -Shaped, può contribuire ad una maggiore elasticità mentale, a differenza degli iper-specialisti, che lavorano con una “mentalità cablata”.

Nella creatività, la diversità batte la specializzazione.

E al contrario dei generalisti H-shaped, che hanno un sapere ampio ma superficiale, i T-Shaped possono scavare in profondità.

Ma se pensi che questa formazione a T sia sufficiente a dare una marcia in più alla tua professione ti sbagli. Questo è solo l’inizio. Man mano che ti formi nel tempo, farai un salto da I -Shaped a Pi – Shaped (a forma di Pi greco).

E se perseveri, il risultato sarà una conoscenza a Comb-shaped (a forma di pettine): la forma ideale dell’imprenditore interdisciplinare.

Figura 2.0 : Competenze a forma di Pi Greco e a Pettine

Ci tenevo a precisare un’aspetto a scanso di equivoci: anche un imprenditore specialista può essere un abile “combinatore”. Nessuno esclude che possa attingere a saperi diversi per combinarli nella sua area di attività. L’importante che sa “unire i puntini” per creare idee originali.

1° Beneficio dall’essere Polimath: sviluppi competenze uniche.

L’ascesa di un individuo è inversamente proporzionale alla sua prevedibilità. 

Se vuoi creare qualcosa di straordinario hai due possibilità:

  1. Diventare specialista in un campo specifico;
  1. Diventare bravo in tre o più campi;

La prima, richiede un pratica indefessa per sviluppare un talento eccezionale.

Non ci sono scorciatoie: diverse ricerche dimostrano che ci vogliono da 5 a 7 anni di duro lavoro, per riuscire ad arrivare ai vertici di un settore. Mi rendo conto che sono molti anni, ma il tempo passa comunque.

Attenzione, la regola delle “10.000 ore di pratica e sei bravo in tutto” non è sempre valida, perché è una legge che vale solo se le regole del gioco sono circoscritte e inviolabili (come acceda nello sport, nella musica o nei videogiochi).

Infatti, l’allenamento e l’esperienza accumulata aiutano a migliorare le prestazioni solo se operi in campi nei quali le relazioni causa – effetto sono abbastanza prevedibili. 

Riporto lo studio “Deliberate Practice and Performance in Music, Games, Sports, Education, and Professions: A Meta-Analysis” che mette in discussione la regola delle 10.000 ore di pratica deliberata e sostiene che calcolando la varianza delle perfomance individuali, emerge un miglioramento delle prestazioni:

  • del 26% per i giochi;
  • del 21% per la musica;
  • del 18% per lo sport;
  • del 4% per l’istruzione;
  • meno dell’1% per le professioni (considerato statisticamente insignificante). 

 

 

Lavorare duro è una condizione necessaria, ma non sufficiente per eccellere nel campo professionale.

Se aspiri a diventare uno specialista, devi avere anche l’umiltà di capire in che cosa sei veramente bravo e non in quale settore vorresti essere bravo (perché non sempre si può essere il migliore in un campo che ci piace, anzi diventa fondamentale, per la propria serenità, capire in cosa non possiamo esserlo).

Non si tratta solamente di acquisire competenza ed esperienza (sperando che queste siano sufficienti per fare la differenza), ma di capire, con molta umiltà, se puoi essere bravo in quel campo o se il caso di impegnarsi in altro. 

Es: Se io sono molto appassionato di canto e madre natura mi ha dato una voce da citofono, non è che se mi faccio il culo per anni prendendo lezioni di canto, divento Bocelli (al massimo divento un po’ più intonato).

Non è intelligente concentrarmi su un area in cui sono debole, perché rimarrà comunque un punto debole leggermente rafforzato. 

È importante capirlo perché mi dovrò guadagnare il pane con quell’abilità carente, probabilmente avrò vita dura.  

Ricorda: lascia che siano le tue capacità, e non il tuo ego, a stabilire in cosa cimentarsi

Ora torniamo a parlare della seconda strategia, quella legata a diventare bravo in due o più campi

Ognuno di noi ha un set di competenze, che ha acquisto negli anni con fatica e sudore, ed è plausibile che, con un certo sforzo, possiamo sviluppare nuova originalità.

Ad esempio, difficilmente potrei diventare:

  • un ingegnere e fisico come Nicola Tesla;
  • un matematico ed economista come John Nash; 
  • un imprenditore come Elon Musk;
  • un attore come Kevin Spacey;

ma potrei combinare i miei anni di studi in ingegneria, economia del management, industry 4.0 e spettacoli teatrali per crearmi degli asset intellettuali di buona qualità (ed unici) che generino valore per la mia professione.

E come si fa una combinazione di qualità ?

Diventando Beta Permanente:

cioè una persona che crea capolavori e sviluppa un gran numero di idee.

In ogni campo, gli innovatori seriali, tendono a produrre un’arsenale di opere:

Mozart per generare un pugno di capolavori, compose oltre 650 opere nell’arco della vita.

Picasso è autore di oltre 18000 dipinti, 12000 sculture, 28000 ceramiche e 12000 disegni ma sole poche hanno ricevuto l’applauso del mondo.

Edison nonostante i suoi 1093 brevetti, solo una manciata di invenzioni divennero storia.

Einstein è ricordato per la teoria della relatività ma completamente ignorato per le altre 248 pubblicazioni.

Per dirla con una metafora “Devi Baciare molti rospi, prima di trovare il tuo principe”.

Quindi, solo producendo un’enorme quantità di opere si genera il genio. E non ha importanza la “qualità” delle realizzazioni, perché pare che ci sia una stretta correlazione tra quantità delle opere e qualità.

Secondo lo psicologo Dean Simonton le persone più prolifiche, non solo raggiungono livelli più elevati di originalità, ma generano le opere più originali nel periodo un cui ne producono un maggior numero.

In sostanza:

La sperimentazione continua è più importante della pratica continua.

Devi metterti in testa che se vuoi dare più potenza alla tua azienda o alle tue competenze professionali devi costruirti la tua “fabbrica delle idee”.

Non esistono aziende che non hanno bisogno di crescere, di evolversi o di sbloccare i colli di bottiglia che li fanno andare a marcia incanta per anni e anni…

Sperimentare vuol dire innovare, innovare vuol dire crescere.

Anche perché prima o poi tutti le competenze, le strategie e canali si saturano o non hanno più la stessa efficacia.

Jeff Bezos dice che il successo di Amazon dipende dal numero di esperimenti compiuti annualmente. 

Mark Zuckerberg sostiene che la chiave della crescita di Facebook è nel suo “framework test”: non esiste una sola versione di Facebook, ma esistono 10.000 versioni  in contemporanea di Facebook.

In sostanza Bezos, Zuckerberg, Musk, Gates ci dicono che la sperimentazione non è una delle tante strategie. È la strategia

Ecco perché, più che farsi il culo in maniera indefessa, conta la sperimentazione indefessa.

Dovremmo massimizzare il numero degli esperimenti più che le ore di lavoro.

Le 10 mila ore di esperimenti battono le 10 mila di allenamento.

Un articolo della Fast Company sottolinea come l’ipercrescita di alcune società sia frutto di un numero elevato di esperimenti compiuti ogni anno:

 

Pixar, uno degli studi cinematografici di maggior successo della storia, ha sviluppato 100.000 storyboard (ovvero sequenze di trama passo-passo) per arrivare alla trama definitiva del film Wall-E! 

Quindi abbandona la Check List delle cose da fare in azienda e dedicati alla Chek List di “esperimenti da fare”.

2° Beneficio dall’essere Polimath: una maggiore agilità nell’apprendere nuove cose.

Quando hai una conoscenza multidisciplinare è più facile acquisire nuove competenze. Il sapere accumulato è un facilitatore, perché si travasa nella nuova conoscenza. Per questo la comprensione del nuovo risulta più agile.

Oggi, grazie al cloud, all’intelligenza artificiale e alle connessioni ultraveloci è possibile, non solo pubblicare più analisi, studi e approfondimenti, ma anche innalzare il livello della qualità delle pubblicazioni.

La tecnologia sta sviluppando una sorta di “cervello globale” che sta innalzando la qualità del sapere. Un sapere di qualità che è alla portata di tutti. Puoi studiare tranquillamente dai migliori esperti del mondo, standotene comodamente seduto a casa. 

Non a caso, milioni di corsi Mooc sono nati negli ultimi anni. Questa è l’epoca d’oro per coloro che amano formarsi autonomamente.

Ecco alcune piattaforme MOOC dalle quali formarsi gratuitamente (o a costi irrisori) su qualsiasi argomento:

  • Edx.org: piattaforma creata dal Massachusetts Institute of Technology e dall’Università di Harvard. Tra le varie discipline vi sono biologia, business, chimica, informatica, economia, finanza, ect… Rilascia una certificazione (a pagamento) che può essere utilizzata nel proprio curriculum;
  • Coursera.org : piattaforma per costruire Skills con corsi online dalle migliori istituzioni; I corsi prevedono video di lezioni, materiale didattico, esercitazioni e forum di discussione. Tutto gratuitamente a meno che si voglia prendere l’attestato;
  • Udemy.com: piattaforma di apprendimento online con contenuti creati dagli utenti su loro scelta. Non necessariamente gli istruttori sono docenti. Possono essere professionisti o persone che per passione ne sanno a pacchi di un determinato argomento;

Se posso darti un consiglio, quando devi scegliere un corso non guardare il brand, i follower o l’azienda che te lo propone, ma concentrati piuttosto sui docenti e sugli argomenti. Guarda il background di chi dovrà formarti e domandati se vivono di ciò che insegnano.  

3° Beneficio dall’essere Polimath: sviluppi idee originali che sfidano lo status quo

Con l’avvento dei corsi e dell’editoria online, la quantità di conoscenza generata cresce ad un tasso esponenziale. Mi rendo conto che conoscere tutto è impossibile, ci mancherebbe, ma viviamo nell’info-apocalisse, costantemente sovraccaricati da nuove informazioni e saper distinguere la buona informazione da quella cattiva è una abilità cruciale. 

Ma come faccio a distinguere l’informazione buona da quella cattiva ? 

Devi separarla in due categorie: idee che strisciano e idee che saltano.

L’idea che striscia conferma e rafforza tutto quello che sai di una determinata materia. Potrebbe essere un articolo che rafforza un tuo ambito di conoscenza. 

L’idea che salta, invece, sfida le nostre conoscenze fondamentali, introduce un nuovo paradigma con il quale interpretare la realtà.

In pratica, se le idee che saltano dimostrano la fallacia delle credenze di un sapere consolidato, allora siamo in presenza di una distruption informativa. 

Per esempio, Elon Musk, con una analisi molto efficace, ha individuato un settore in cui giravano molti soldi, ma che allo stesso tempo presentava molte inefficienze.

Le aziende aerospaziali americane erano un oceano blu, con poca concorrenza e tendevano a sfornare prodotti costosissimi, dalle prestazioni perfette. In parole povere, creavano delle Bugatti Chiron per ogni lancio, quando bastava in realtà una fiat 500.

Ma qual è l’idea che “salta” in Elon Musk ?  

  • la costruzione di razzi che potessero atterrare al suolo, per essere riutilizzati più volte (nonostante tutta la classe industriale gli dicesse che era irrealizzabile) materializzando un incredibile risparmio (che è anche il vantaggio competitivo di SpaceX)

il resto è storia. 

Le idee che Saltano, sono rivoluzionarie, ma sono frutto di sacrificio intellettuale.

Infatti, per far si che il razzo atterrasse al suolo e fosse riutilizzato più volte, Elon Musk ha dovuto fare 3 cose:

  1. Studiare diverse discipline (progettazione software, elettronica di potenza, materiali avanzati, costruzione propulsori, ect);
  1. Affiancarsi di progettisti di talento (spesso dei veri e propri polymath), come un suo dipendente, Micheal Griffin, che era laureato in ingegneria aerospaziale, ingegneria elettronica, ingegneria civile e fisica applicata;
  1. Sperimentare più di 10.000 ore (è una metafora);

4 Beneficio dall’essere Polimath: impari a risolvere problemi più complessi.

Molti problemi, che manager e professionisti devono risolvere oggi, toccano più discipline.

Diventa fondamentale quindi sviluppare abilità di Problem Shaping: cioè la capacità di saper circoscrivere un problema, con contorni vaghi, per poter risolvere i problemi.

Prendiamo ad esempio l’obesità.

Dall’esterno potrebbe sembrare un problema semplice da risolvere: basta mangiare di meno, evitare dolci e muoversi di più. 

Ma non è cosí: 

La tabella del libro Diversity del ricercatore Scott Page, mostra quanto sia complessa l’obesità.

Per risolvere questo problema bisogna destreggiarsi tra numerosi discipline: scienze motorie, genetica, psicologia comportamentale, sociologia, marketing, sistema educativo, alimentazione.

Chi pensi che abbia più probabilità di trovare nuove soluzioni per l’obesità ? Un I -Shaped o un C -Shaped ?

5° Beneficio dall’essere Polimath: be different.

Ti sei mai chiesto perché alcuni imprenditori e professionisti non hanno bisogno di inseguire i clienti ? Anzi, hanno folle chilometriche di persone impazienti di acquistare ?

Perché applicano la 1 grande verità delle scienze economiche, quella della domanda e dell’offerta.

Un polimath, con le sue idee originali, ha più probabilità di trovarsi in una situazione di “eccesso di domanda” (quando i compratori sono più dei venditori, o per dirla più semplice, quando le persone che desiderano un prodotto in particolare sono molto di più di quante possano essere soddisfatte).

 

Puoi avere competenze raffinate, ma se ce l’hanno anche gli altri, allora sei uno dei tanti e farai fatica ad ottenere un incarichi di lavoro pagati bene.

In sostanza non sei un “edizione limitata” ma una commodity.

Invece se diventi un polimath, il tuo sapere diventa unico e con molto probabilità potresti avere molte più incarichi di lavoro.

Essere Polimath è la prossima normalità.

Chi avrà il dono di combinare, impatterà l’industria in cui opera.

Vita dura invece per chi ha una scarsa capacità combinatoria, nonostante possa avere una conoscenza enciclopedica.

Non basta sapere, conta combinare.

Nel frattempo, gli specialisti, nonostante un sapere verticale approfondito, sono molto vulnerabili. Il rapido cambiamento potrebbe annullare il loro valore professionale.

I Polimath sono quelli che Nassim Taleb chiama “antifragili”.

Paradossalmente, i cambiamenti dell’ambiente anziché indebolirli li rafforzano, perché, man mano che progrediscono nel loro sapere, possono velocemente ricombinare le loro competenze per creare servizi e prodotti utili alla società.

Ad esempio, la pandemia Covid 19 spazzolerà migliaia di aziende e posti di lavoro.

Chi avrà più probabilità di reinventarsi ?

Come apprende un moderno Polimath 

Per ogni sforzo disciplinato ci sono molteplici ricompense – J.Rohn

Ok Enrico, tutto chiaro, ma da dove partire ? 

In quale campo concentrarsi per prima ? 

Come trasferisco il sapere nel mondo reale ?

Quando parliamo di formazione, si scatenano due tifoserie: 

i sostenitori della teoria e quelli della pratica. Chi ha un background universitario di solito tende a sostenere il primo, quelli che pensano che studiare duramente ripaga.

Chi non ha un background universitario tende ad abbracciare la pratica, sostenendo che l’esperienza maturata sul campo è migliore della teoria. 

Quale approccio è migliore ?

Ti dico come la penso. 

Partiamo facendo una distinzione tra imprenditorialità e managerialità.

Siamo pieni di Manager e carenti di imprenditori. Le business school hanno la responsabilità di generare bravi tecnici ma pochi imprenditori. Anzi molte mezze cartucce. 

L’imprenditore non deve essere necessariamente un tecnico, ma ha bisogno di cultura, soprattuto di alta cultura.

Perché ?

Perché, per creare prodotti straordinari, deve imparare a leggere il mondo.

E se non sa leggere il mondo, oltre al rischio degli investimenti sbagliati, mette a rischio la sopravvivenza l’impresa.

L’alta cultura ha il privilegio di sviluppare un pensiero critico ed autonomo.

Ma per esperienza posso dirti che molti imprenditori, non comprendono il sacrifico dello studiare (arduo e gravoso): due o tre ore al giorno possono decuplicare la propria capacità di visione del business.

Io stesso quando ho capito l’importanza di essere multidisciplinare, ho cominciato a studiare più settori.

Passavo dalle librerie per comprare qualche libro di un argomento, di cui ero assolutamente ignorante. Poi cercavo di trasferire il sapere nel mondo reale.

Mi sono subito reso conto che questo approccio era lento e poco efficace, perché sgobbavo tanto ma senza arrivare all’obbiettivo di possedere una competenza che potesse tornarmi utile nel mio lavoro.

Poi, leggendo diversi libri sull’apprendimento e ascoltando decine e decine di interviste di polimath ho notato che tendevano a fare più o meno la stessa cosa:

  • Leggono molto, almeno un’ora al giorno. Ma non romanzi rosa, ma lettura finalizzata a raggiungere un obbiettivo: imparare un processo, una nuova lingua, ect..;
  • Partono dai best seller del settore, comprando almeno una decina di volumi; 
  • Imparano dai migliori esperti del campo, interpellandoli e instaurando amicizie;
  • Studiano di proposito, cioè dedicano del tempo preciso allo studio: ad es. Bill Gates studia per una settimana in una casa isolata nel bosco;  
  • Imparano facendo, cioè scarabocchiano i loro libri con domande, considerazioni a margine e mettono subito in pratica;
  • Annotano i passaggi in cui non sono d’accordo, scrivendo le proprie argomentazioni e critiche e talvolta contattando l’autore;
  • Reverse History: vanno alla genesi di quell’argomento, per comprendere come si è originata quel sapere e avere un quadro più completo;

Una piccola precisazione: leggere è il peggior metodo per imparare.

Perché è una forma di apprendimento passivo. Il cervello, dopo un paio di mesi, dimentica quanto letto. Frustrante.

E allora ? 

Diversi studi scientifici dimostrano che il miglior apprendimento è quello attivo.

Attivo, capito ? 

Non mentre ascolti, non mentre guardi. Mentre insegni.

Chi studia per insegnare, impara due volte.

Ti hanno detto “chi sa fa, chi non sa spiega” ? 

Solo i creduloni sostengono che la mancanza di conoscenza può essere insegnata. 

 

Diventa un “Io elevato alla Potenza Noi” (Reid Hoffman)

Anche se sei in beta permanente, anche se combinerai saperi diversi per sviluppare competenze uniche sappi che da solo non andrai da nessuna parte.

Se decidi di investire del tempo in una persona, il valore di quella relazione aumenta due volte più rapidamente dell’investimento del “tempo speso”. 

Non a caso gli imprenditori con una marcia in più sviluppano network ampi.

È una legge di potenza:

Più relazioni autentiche hai, più influenza eserciterai.

Ma non solo:

più relazioni diverse instauri, più vieni contaminato dai nuovi saperi.

Non esistono Superman che da soli conquistano il mondo (anche se l’idea ci piace). Per ogni Batman c’è sempre bisogno di un Robin, cosi come per ogni Steve Jobs c’è sempre bisogno di un Tim Cook. Quindi non fare tutto da solo ma:

Diventa un costruttore di relazioni autentiche.

Un costruttore che mette al primo posto l’aiutare gli altri (e non tiene conto se e di quanto viene ricambiato).

Dai priorità ai rapporti di qualità piuttosto che di quantità. Molti pensano che i contatti forti (amici, parenti, ect) siano la leva per ampliare il proprio network.

Invece è il contrario: i “legami deboli” sono più importanti per contaminarsi di nuove conoscenze ed opportunità. Infatti è probabile che queste persone occupino nel mondo un posto diverso dal tuo, sappiano cose che tu non sai.

E siccome viviamo nell’economia dell’informazione, anche una conoscenza infinitesimale può scatenare un quadro del tutto nuovo per la tua attività. 

Coltivare rapporti coi legami deboli equivale al corteggiamento. 

Crea la tua rete professionale, quelli che “fanno parte del giro” 

È importante valutare chi tra i tuoi contatti professionali sa conseguire dei risultati con velocità e costanza. In genere non sono molti, si contano sulle dite di una mano.

Devi valutare chi tra loro stimi e se può aiutarti realmente a sviluppare i tuoi asset e aspirazioni, e sopratutto se tu puoi ricambiare sotto gli stessi aspetti.

Un corteggiamento che prevede di studiarli, di leggerne i libri, di guardare i loro convegni, video o interviste e farseli amici. 

Non è ipocrisia.

Perché si tratta di selezionare persone con le quali vorresti essere un vero amico, a prescindere dal possibile ritorno personale.

Ad esempio, spesso vado ai meeting del mio settore per offrire la mia disponibilità a svolgere qualche incarico o compito di cui hanno bisogno queste persone che ritengo interessanti.

E qui entra la capacità di leadership.

Perché se non piaci alla gente (che è diverso dal non essere simpatico) e non trasmetti sicurezza, probabilmente avrai qualche difficoltà a instaurare relazioni proficue.

E quando stabilisci una nuova conoscenza non chiedere nulla, ma aiuta l’altro affinché sia in debito nei tuoi confronti. 

Legge di Metcalf: il valore di una rete di contatti aumenta in proporzione al quadrato del numero di utenti.

Costruisciti una rubrica e di volta in volta inserisci le persone con le quali desideri stabilire una connessione. Ancora meglio se infili tante persone appartenenti a settori diversi. Con loro:

  • Rimani in contatto almeno una volta ogni tre mesi per telefono, email o di persona;
  • Crea 4 liste di contatti e associa, ad ogni nominativo, un valore che va da 1 a 4. Se assegni il valore 1 vuol dire che quel personaggio è importante per te e vuoi stabilire una connessione professionale profonda; Se assegni il 4 vuol dire che desideri una semplice connessione;
  • Dedica gran parte del tuo tempo lavorativo nel coltivare relazioni valutate con il numero 1;

UN ULTIMA PAROLA…

Sviluppare capacità combinatorie richiede spirito di sacrificio.

Sacrificio nelle ore di studio.

Sacrifico nello sperimentare di continuo.

Sacrifico nel tessere nuove relazioni.

Ma non esiste libertà senza sacrificio.

Stay Strong!

Dimenticavo, questa è una cosa che puoi fare subito (gratis e senza sacrificio ;-))

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